IL DICIASSETTE (anno del centenario) FEBBRAIO

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Di David Riondino

Il Diciassette (anno del centenario)
Febbraio. 

Vidi Emiliano al teatro Vittoria,
fierissimo: era un Cesare sul Guado.
Si drizzava severo sulla Storia
dicendo a Renzi: “o cambi, o me ne vado.”
Poi l’ho rivisto nella stessa gloria,
all’assemblea, lanciar lo stesso dado:
“O cambi, o vado.” E Renzi non cambiò. 
Quindi Emiliano se ne è andato? No.

“Ah si? -  Disse – Va bene! resterò!
Resterò qui per sfidarti domani!”
“Bravo!” Rispose l’altro, e se ne andò
in California dagli americani. 
Fuori, intanto, i tassisti ed i risciò
inchiodavano Roma e li romani:
finché  la Raggi scese l’alte scale
e disse: “a Nando, sono solidale.”

E confermò la stretta naturale
tra li pentastellati e li tassisti:
e poi lo stadio, per il generale
tripudio dei tifosi romanisti.
Prese due punti, e risalì le scale
tra un vagolar di preti e di turisti 
che dai tempi di Nerva inciampa e cade
dentro le mulattiere delle strade.

In quella, tintinnarono le spade,
e accusarono il fervido Tiziano
di trafficare in finimenti e biade
con Luca Lotti ed un napoletano.
Fanno secco Verdini, insomma cade
un’ombra lunga sul bosco toscano,
che ricorda quel brivido che sale
quando comincia la caccia al cinghiale. 

Con un ragionamento istintuale,
la ghiotta preda presentì gli spilli,
e con sicuro istinto d’animale
salì sul monte e riparò da Lilli. 
Ove lanciò lo strido rituale
di chi combatte senza più cavilli:
e facendo a suo modo fuoco e fiamme,
si dissociò dai babbi e dalle mamme.

(Pensò la Boschi guardando la luna:
“Attento ai babbi, portano sfortuna…”)

Continua

Scritto da Francesco Spadoni

5 marzo 2017

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